LA POLITICA OGGI. QUESTIONI DI FONDO

È opportuno, di tanto in tanto, fare il punto e ragionare sulle questioni di fondo della propria esistenza, per verificare se la realtà della vita ci consente di esprimere ciò che il DNA ha indicato come caratteristica di un organismo vivente. È anche necessario che ci sia confronto perché è finalizzato alla condivisione del credo e degli obiettivi.

Siamo partiti con l’ iniziativa SeF in un momento in cui abbiamo osservato l’inadeguatezza sia dei politici sia delle loro ideologie e delle corrispondenti organizzazioni in partiti politici. È nata quindi la nostra proposta: un nuovo progetto che fosse centrato su un’idea comune ai principi cristiani ma anche a quelli presenti nella legge della natura, e perciò a tutti gli uomini di buona volontà. È a noi chiaro che la migliore teorizzazione della legge naturale (principi, valori, diritti, doveri), e la migliore formulazione del rispetto per la persona è quella della dottrina cristiana, ancor meglio specificata nella dottrina cattolica. Ma chiunque volesse non riconoscersi nel credo cattolico (e invece dovrebbe per onestà intellettuale) può comunque convenire sul fatto che i principi e valori della legge naturale valgono per tutti e sono garanzia del rispetto della persona umana in tutte le culture .

Fatte queste premesse, ci siamo proposti di calarle nella realtà, cercando menti, cuori e gambe. Soprattutto, per cominciare, nella realtà italiana. Mentre cercavamo di diffondere le idee alla base della nostra visione politica, abbiamo assistito ad un cambiamento della governance politica italiana, testimoniato oggi dalla presenza di due direzioni politiche opposte, ma apparentemente complementari, rappresentate dai grillini e dai leghisti. Consideriamo ormai un relitto le formazioni politiche principali che al momento dei nostri passi iniziali erano presenti in larga parte in Parlamento contando molti anni di alternanza al governo, e che per conseguenza erano responsabili dell’attuale disastro Italia. Non crediamo che queste ultime meritino ulteriori approfondimenti: classificate vecchia politica, si dibattono in questioni interne che poco o niente hanno a che fare con la riflessione su una nuova visione che possa portare l’Italia fuori dalla presente stagnazione.

La domanda fondamentale è: bastano le due nuove formazioni politiche (M5S e Lega) per essere soddisfatti del cambiamento e quindi accettare una delle due visioni politiche? Una risposta positiva comporterebbe, per logica conseguenza, la rinuncia al nostro progetto.

Facciamoci qualche domanda, e cerchiamo risposte conseguenti a ciò che osserviamo.

Può definirsi nuovo il loro modo di fare politica? È forse evidente dai programmi annunciati e dalle decisioni prese finora che il cambiamento è migliorativo per tutte, o almeno per la maggioranza del popolo italiano? Hanno prese i nuovi governanti misure che, se non risolutive a breve, almeno promettano di innescare comportamenti virtuosi nel campo del lavoro, della scuola, della giustizia, dell’ambiente, del progresso scientifico e tecnologico, della protezione e diffusione dei valori portanti della nostra società?

La realtà ci dice che abbiamo assistito solo all’occupazione di posti di potere e a promesse di elargizioni che si stanno dimostrando difficili da mantenere; addirittura le misure più propagandate -reddito di cittadinanza, chiusure agli immigrati e decreto sicurezza, pensioni a quota 100-, non sono né risolutive, né realizzabili nella misura (fantasiosa) in cui erano state promesse, né rispettose dell’essere umano (si, anche il reddito di cittadinanza non lo è!).

Guardiamo i due schieramenti.

Per quanto riguarda i grillini è evidente che alla base ci siano dei valori e degli obiettivi molto superficiali caratterizzati da slogan tipici della società attuale, in cui si afferma oggi il contrario di quello che si farà domani, purché sia strumentale e favorevole a un disegno personale di supremazia. Il loro credo è essenzialmente relativista, e strumentali sono le dichiarazioni di andare incontro alle necessità dei più indigenti: hanno proposto il reddito di cittadinanza senza studiarne la reale fattibilità e senza avere un una visione, un programma che vada più lontano dell’immediato conseguimento del consenso. Questa misura è oltretutto irrispettosa della dignità dell’uomo (termine generico, comprende anche la donna…!) perché lungi dal far sentire la persona realizzata e soddisfatta del suo lavoro e del contributo che dà alla propria famiglia ed alla società, la fa sentire intimamente un parassita. Se, come è evidente dai programmi di questa compagine, non c’è nulla di orientato all’incremento del lavoro, è evidente che il meccanismo, già difficilmente realizzabile, collasserà appena crescerà la domanda assistenziale. Si tratta di una visione opposta a quella di un padre di famiglia responsabile, perché alla lunga produce uno sfascio, un malessere non solo economico ma anche sociale e personale che continua la tendenza iniziata già con i precedenti governi e i partiti materialisti e qualunquisti di questi anni.

Per quanto riguarda i leghisti, l’analisi è abbastanza simile, specie per quanto riguarda pensioni e flat tax. I principi di base dei leghisti non sono ben chiari (è pur vero che non so se esiste una sistemazione del pensiero leghista e se esiste non l’ho cercata, affidandomi a ciò che è a disposizione dell’uomo medio, quello che oggi riempie le statistiche di consensi al loro leader); se in qualche esponente i principi provengono dall’ambito cattolico, essi sono sconfessati sia da comportamenti politici eclatanti, sia dai distinguo di colleghi di partito, sia da comportamenti personali (credo sia superfluo citare gli esempi). Il credo storico dei leghisti è nato in Padania, è basato (e non non risulta cambiato nonostante alcuni maquillages di denominazioni) sulla difesa della proprietà privata, sulla rivendicazione del benessere a chi lo produce, sul tenersi lontani dalle persone ritenute non omogenei a se stessi, in una parola sull’egoismo elevato a sistema. All’inizio questa esclusione riguardava persino una grossa fetta di concittadini italiani, i connazionali del sud. Oggi i dirigenti si sono fatti più “oculati” ed i confini da proteggere sono stati allargati alla nazione intera per meri calcoli elettorali; di un problema particolare -importantissimo, è vero, ma non “il più importante” rispetto allo sfascio globale- quello della immigrazione, hanno fatto il punto politico centrale. Quest’ultima posizione però contrasta con i principi che propagandano di avere quando baciano in pubblico il Vangelo o il Rosario o difendono il presepe. Si tratta di atteggiamenti strumentali per blandire una fetta di popolazione di cui si vogliono catturare voti. Non è assolutamente chiaro quanto della loro azione e del loro credo sia ispirata a principi di rispetto della legge naturale e della dignità della persona. Per rendersene conto un cattolico, basta che ricordi o rilegga qualunque pagina del Vangelo e la metta al confronto con le azione politiche della Lega, e con il comportamento personale di tanti suoi esponenti dagli inizi a tutt’oggi.

La risposta, dunque, alla domanda fondamentale è: queste due formazioni non bastano, ed il cambiamento è finto.

Questo perché le risposte alle domande specifiche sono: 1) non può definirsi nuovo il loro modo di fare politica; 2) non è evidente dai programmi annunciati e dalle decisioni prese finora che il cambiamento è migliorativo per la maggioranza del popolo italiano; 3) che i nuovi governanti non hanno preso misure che promettano di innescare comportamenti virtuosi nel campo del lavoro, della scuola, della giustizia, dell’ambiente, del progresso scientifico e tecnologico, della protezione e diffusione dei valori portanti della nostra società.

Dal lato delle idee, non si vede quale sia la nuova visione per cui agire; fra i politici che dovrebbero interpretare una nuova visione, sono pochi gli uomini che hanno dato segno di voler essere ragionevoli e lavorare seriamente e specchiatamente al servizio della Società. Si può dare credito a chiunque, anche a chi sbaglia. Ma il credito esige prova di disponibilità a riconoscere l’errore e cambiare. Ai politici grillini o leghisti che siano, ora come ora non si può dare credito.

Né vale il discorso di chi, volendo percorrere le tappe che portano al governo delle Istituzioni, pensa di usare questi movimenti/partiti come un taxi: sarebbe un comportamento ipocrita che ripete vecchi trasformismi buoni solo a perpetuare la politica che non ci piace. Altri ci hanno provato ed hanno fallito, perché noi dovremmo essere più bravi o più fortunati? Nel nostro caso ci sono anche seri rischi di annacquamento della nostra ragion d’essere. Se dovessimo annacquare i principi di SeF, vuol dire che SeF scomparirebbe. Ma se deve scomparire, è preferibile che muoia incontaminato, piuttosto che manipolato.

In conclusione, non ci spaventa il no a tutti gli altri, se gli altri non soddisfano le esigenze fondamentali del nostro agire. Non possiamo non definire Bene il Bene e male il male. Ciò comporta solitudine, tempo, certo, ma permette di fare luce, di testimoniare la giusta direzione; offuscare la luce è il rischio conseguente alla scelta di certe commistioni che si crede velocizzino il percorso. Non lo velocizzano, purtroppo, e possono far deviare dall’obiettivo; per questo è ancora valido il detto “meglio soli che male accompagnati”.

L’invito al popolo italiano, a tutti gli uomini desiderosi di costruire un mondo migliore è di approfondire la proposta SeF, e mettersi a lavorare per estenderla. C’è bisogno di menti, di cuori e di gambe.

Elvio Covino

Presidente Società e Famiglia

PS: per chi voglia conoscere la proposta di Società e Famiglia, consiglio di leggere i documenti presenti in questi due link nel sito ufficiale di Società e Famiglia: http://www.societaefamiglia.it/il-partito/ e http://www.societaefamiglia.it/wp-content/uploads/2018/06/Programma-politico-di-Societa%CC%80-e-Famiglia.pdf

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