Da tante parti in questi ultimi tempi si invoca l’unità politica dei cattolici come risorsa unica per rientrare nella possibilità di partecipare al governo del Paese. Questa unità viene invocata per se stessa, trovando la motivazione nell’etichetta di cattolico, od anche di cristiano; si dà per scontato che crediamo nelle stesse cose e quindi è ovvio stare dalla stessa parte in politica.
L’osservazione della cronaca presente e recente, e persino la storia, non insegnano niente a questi amici.
Nel presente, quanti modi diversi ci sono per stare in politica, pur definendosi cattolici? Paradossalmente ci sono cattolici e cristiani in tutte le formazioni politiche presenti in Parlamento, eppure una parte vota certe leggi un’altra si astiene, un’altra ancora vota contro. E c’è persino chi dà il suo voto a leggi che palesemente contrastano con il proprio credo religioso.
Nella storia, quante vie si sono aperte per realizzare il messaggio di Gesù? E nella via che ognuno ritiene la migliore, quanti ulteriori modi ci sono per affrontare il percorso per arrivare all’obiettivo felicità? Benedettini, Francescani, Domenicani, Carmelitani, etc. etc.
E dunque, come può quella che è una caratteristica più che un principio, l’essere uniti, venire invocato come soluzione alla dispersione in politica, che notoriamente è regno dell’opinabile quanto alle scelte pratiche?
Ecco che l’unità come fattore coagulante in politica non può essere applicato acriticamente. Anche la divisione è un valore. Essa permette di separare il caldo dal freddo, il bianco dal nero, il bene del male. Supportano questa idea persino tante metafore evangeliche: la vite ed i tralci (ogni tralcio che non porta frutto sarà tagliato), le pecore ed i capri (separerà le pecore dai capri), la differenza tra i giusti e gli ingiusti (metterà i giusti da un lato e gli ingiusti dall’altro).
Solo dopo questa operazione di separazione e identificazione, solo dopo il riconoscimento della parte da scegliere, chi la sceglie deve applicare il principio dell’unità. Ed è in questa fase che esso diventa indispensabile ragione di efficacia.
Si tratta di realizzare un’amalgama, non una mescola. Il prodotto dello stare insieme deve essere una cosa che non somiglia più ai suoi componenti, ma è diverso, inconfondibile, e più forte. Così son diventate diffuse e forti le diverse spiritualità, e lo sono state finché l’azione è rimasta illuminata dal principio fondante ed è diventata sua espressione concreta.
Per mantenere l’efficacia dunque c’è bisogno di adesione iniziale e continua all’idea centrale della visione politica di parte ed alle scelte coerenti con essa. C’è bisogno di fede, e perseveranza nella fede. C’è bisogno di lotta continua. Solo chi non si ferma per strada distratto da fuochi fatui che indicano scorciatoie illusorie, e ci mette la sua volontà, la sua capacità, la sua energia, potrà godere i frutti della vittoria.

Commenti

comments