È una riforma pasticciata e parziale, quella della Costituzione su cui siamo chiamati a pronunciarci il 4 dicembre: trova la sua ragion d’essere nel voler dire che l’Italia è diventata sede di riforme. Di riforme ne abbiamo viste tante, da un po’ di tempo, e tutte sono state capaci di creare più problemi che soluzioni. Non c’è bisogno di elencarle.

Dovendo scegliere ora tra il sì ed il no, è chiaro che gli elettori sono divisi su due fronti ed invece che nel merito il confronto si basa sul pro o contro Renzi. Tuttavia nella terra di mezzo troviamo molti astensionisti e molti indecisi, che vorrebbero saperne di più per tracciare il segno giusto: si tratta di una grande fetta di italiani che si è abituata a non votare, oppure a votare turandosi il naso. Questi rischiano di non trovare fonti di informazione chiare: abbonda nei media la marea di slogan e frasi fatte (…riforma è bello !!!). Un aiuto stiamo cercando di darlo noi di Società e Famiglia, con la pagina del sito dedicata, dove si può trovare il testo ufficiale della legge con i cambiamenti a fronte. Ci sono anche altri documenti che presentano le deduzioni nostre ed altrui, e contiamo di arricchire il kit ( http://www.societaefamiglia.it/referendum-e-riforma-costituzionale/ ).

I sostenitori del sì portano nelle proprie argomentazioni soprattutto quella di minima, cioè che dopo anni di immobilismo almeno si è fatto qualcosa. E poi, trovandosi a corto di altro (perché in fondo è evidente che questa riforma tradisce i principali obiettivi all’inizio dichiarati –risparmio, moralizzazione, semplificazione, governabilità, trasparenza, democrazia- portano anche l’argomento che mira a squalificare gli avversari: il gruppo dei sostenitori del no sarebbe un coacervo informe e diviso in sé, metterebbe insieme Cristo e anticristo, una disomogeneità e una divisione che non promette di governare in caso di vittoria e che ha già dato esperienze negative di governo in passato.

Siamo d’accordo anche noi, e riconosciamo di trovarci in compagnia con sostenitori di vecchie politiche. Ma rivendichiamo il fatto che la nostra posizione è una scelta basato sui contenuti, e ciò non fa cambiare il giudizio negativo sui vecchi politici che propugnano il no accanto a quello sui propugnatori del sì.

Nel merito della questione riteniamo che la riforma sia di fatto il peggio. Non c’è bisogno di questa riforma, ma di rinnovare il sistema politico e amministrativo italiano con una visione completamente diversa, più alta e completa, che oggi non è impersonata né dai vecchi politici del sì, né dai vecchi politici del no: entrambe le categorie hanno avuto mani in pasta per tanti governi per tanti decenni. Nel fronte del no alcuni parvenu (grillini) si ergono a paladini di virtù, ma non offrono una visione innovativa della società: sono interpreti del relativismo imperante che promette libertà ed invece li rende schiavi di una sola persona. La loro proposta è antidemocratica, e ricorda la descrizione della rivoluzione della “Fattoria degli animali” di Orwell. Il loro modello di società non è difforme da quello attuale, di società completamente sfilacciata, frantumata in mille idee banali spesso contraddittorie tra loro. Non riescono in realtà ad ottenere il voto degli italiani che si sono astenuti in gran numero nonostante la loro presenza nelle ultime competizioni elettorali.

Noi crediamo che l’occasione del referendum sia unica per gli italiani: è il momento per dimostrare una cosa importante: la voglia matta e decisiva di cambiare la politica attuale.

Nelle elezioni politiche ed amministrative passate abbiamo sostenuto la decisione di non partecipare al voto perché non abbiamo ritrovato nelle proposte dei partiti in campo programmi innovativi e convincenti.

Tuttavia parteciperemo il 4 dicembre alla votazione sulla riforma della Costituzione; questa occasione di voto è importante perché consente ai sostenitori del NO di raccogliere anche gli astenuti delle elezioni politiche o amministrative precedenti. Andare a votare e votare NO è la dimostrazione del rigetto di un pragmatismo incosciente che peggiora il meccanismo di funzionamento dello Stato e fa rischiare la deriva antidemocratica all’Italia. Una votazione partecipata potrà dimostrare che agli italiani interessano proposte politiche serie e non un po’ di restauro della facciata. Gli italiani vogliono ritornare ad essere orgogliosi di se stessi, della loro società e dimostrare che le potenzialità insite nell’italianità sono ancora tutte presenti e fruibili. Una grande affluenza ed una decisa vittoria del NO significherebbe che c’è interesse per la politica e non per il vuoto delle proposte di centrodestra, centrosinistra e grillini. In quest’occasione non si vota per la sinistra né per la destra: si vota contro un metodo, che è quello di sempre: l’arroganza del potere.

Il ritorno al voto, coniugato con il rigetto della riforma, è il vero voto di protesta, perché nel negare validità alla riforma (mediante la vittoria del NO), respinge anche gli strumentalizzatori di questo NO (mediante l’alta partecipazione di elettori che nessuno dei partiti si può intestare).

Questo potrà spingere tante persone, consapevoli di essere una forza, a guardarsi un po’ meglio intorno e vedere soggetti politici nascenti come piante ormai germogliate, e tante energie pronte ad essere impiegate ed incanalate in percorsi nuovi e ricchi di principi. Con questo obiettivo Società e Famiglia sta costruendo il programma e formando i futuri rappresentanti così da costituire una vera alternativa. Certamente la nostra realtà è ancora piccola, ma è disposta a durare fatica nel periodo della inevitabile crescita, fino alla propria affermazione, come il seme di frumento sotto la neve che darà frutto al momento giusto.

Dunque Società e Famiglia invita non solo i suoi aderenti e simpatizzanti, ma anche tutti coloro che si sono astenuti dal voto nelle passate consultazioni a votare, e votare NO, per dare un segnale di presenza, di capacità di decidere, e di coerenza.

Elvio Covino

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