Fermati cento manifestani anti Ttip

E’ noto che nella capitale belga si riuniva ieri nuovamente la Commissione europea per riprendere il negoziato su questo trattato tra Unione Europea e Stati Uniti su commercio ed investimenti. Gli arresti hanno vanificato l’intenzione dei manifestanti, provenienti da diversi paesi europei, di impedire l’accesso dei Commissari alla sede dei lavori. La dimensione di questa manifestazione di piazza dà conto delle parole della Commissaria europea al commercio, Malström, riportate dalla stampa: “Il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) tra l’Unione europea e gli Stati Uniti è il negoziato commerciale più discusso della storia recente”

E’ noto che solo di recente, benché il negoziato vada avanti dal 2013, vi sia stato un accenno di divulgazione dei contenuti degli accordi, già in discussione nel massimo riserbo.
E’ nostra intenzione nell’immediato aprire un tavolo di discussione, tra i nostri aderenti e chiunque voglia farsi un’opinione, su questo argomento che appare di assoluta rilevanza sotto tanti profili, economici, sociali e politici.
Ma ora riprendiamo le parole della Malström, che qualche velo sembrano sollevare.
Un primo punto dolente si coglie in queste sue parole: “….dobbiamo accertarci che nei rari casi in cui la concorrenza internazionale va a scapito dei lavoratori europei, questi dispongano delle risorse per riqualificarsi e trovare un altro posto di lavoro”



Ecco un primo pericolo! Qualificato di rarità, ma con quale attendibilità di previsione?
Quello che deve suscitare il massimo allarme è l’obiettivo perseguito dal Ttip dell’eliminazione delle barriere normative, cioè di quelle diversità normative europee ed americane in materia di ambiente, sicurezza e genuinità degli alimenti, protezione e trattamento dei lavoratori, che oggi sono lamentate come di ostacolo alla libera circolazione di merci. Andando per questa strada di assimilazione, è chiaro che tra il livello più rigoroso e quello meno rigoroso di protezione, ci si dovrà accordare per un livello medio, cioè più basso del migliore livello standard iniziale, e pertanto non hanno molto senso le seguenti parole della Malström: “Qualunque modificazione del grado di tutela associato a un accordo commerciale può avvenire solo in senso migliorativo, ivi compreso per quanto riguarda la sicurezza alimentare, l’ambiente o la protezione dei dati” perché è chiaro che il nuovo livello standard convenzionale, se e quando fosse mai migliorato, potrebbe forse equipararsi ai precedenti livelli normativi, di superiore garanzia, quali sono normalmente riconosciuti quelli europei.
Ma le parole che più stupiscono del Commissario europeo, sono le seguenti: “La nuova strategia indica anche un diverso approccio dell’UE alle norme sulla tutela degli investimenti internazionali, un approccio che garantisce il diritto dei governi a legiferare nell’interesse pubblico”

Qui si denunzia unattip-archivio-bruxelles-01-704x400 mentalità di fondo: è solo il cambiamento di strategia (dovuto alle discussioni pubbliche) che ha fatto maturare un approccio a garanzia che la volontà sovrana dei Parlamenti non defletta dall’interesse pubblico e non venga piegata agli interessi lobbistici degli investitori internazionali.!!!!
Questa affermazione di principio come può essere presa sul serio se si guarda alle direttive di negoziato impartite dalla Commissione ai suoi rappresentanti e rese pubbliche nell’ottobre scorso, che si riportano testualmente: “Saranno incluse disposizioni e procedure specifiche e sostanziali nei settori d’importanza significativa per l’economia transatlantica, tra cui l’industria automobilistica, chimica, farmaceutica e sanitaria, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e i servizi finanziari, assicurando l’eliminazione degli ostacoli non tariffari esistenti, prevenendo l’adozione di nuovi”

Queste preventive esclusioni non saranno limiti alla volontà sovrana dei legislatori nazionali, imposti dagli operatori finanziari internazionali fermamente intenzionati a conservare quella deregulation che è stata a base della crisi economica che soffriamo dal 2007?

@Giuseppe Canonico

Commenti

comments